Critica



“Su  un canovaccio informale si instaurano i codici di Antonella. I segni restano invischiati nella struttura scheletrica materia-colore… ma sono sempre pronti al cambiamento… Il colore è la grande madre. È  in festa. È pronto a divertire, sostenere, prepara a future estensioni e perdona ogni defaiance!  I segni sono tasti che muovono le corde del sentire e scuotono l’aria di fuochi, tensioni, paure segrete o dolci ricordi. La superficie vibra.  Brulicante e graffiata. Antonella  ci regala momenti del suo universo emozionale.“

Luca Curci

 

La musica di Gershwin, Rapsodia in blu, fa immaginare una città piena di energia positiva, l’alba di un’industria al servizio della società. La musica promette ed accompagna la bellezza e l’entusiasmo dell’adolescenza, un futuro forte e bello in una città al servizio dell’uomo.

Antonella Catini dipinge città esasperate, senza regole, certamente belle viste in lontananza, disperate e pericolose. La città è diventata un  Moloch che vuole la sua dose di dolore umano, di reietti, di disadattati, di vittime della strada, di alcolizzati e di dementi. I titoli dei quadri di Antonella Catini sono lì a ricordarcelo: Lacerazione, Non luogo, Adrenalina, Prospettiva alcolica, Lamiere, Frammenti, Alta velocità, Crash. La società industriale si è lasciata invadere dall’industria che l’ha sopraffatta con le sue lamiere, il suo frenetico bisogno di velocità fino all’incidente, al Crash inevitabile. Sembra che Antonella Catini voglia comunicare che questa società non è nemmeno più perversa, ma è semplicemente e puramente folle. Una follia che non ha più valori, che ha superato i limiti, che è guidata dalla sua cannibalesca demenza. E Moloch ride, sazio del sacrificio dei suoi figli.

Gilles Fallot

 

Antonella Catini costruisce gli aspetti del suo cosmo come sovrapposizioni e sottrazioni. La densità materica delle sue opere è il piano di attrito dove si coagula il colore e i pesi si sfaldano in ripercussioni e tracce, dove la gestualità si contiene in rapidi abbandoni di linee e segni, nel debordare fuggevole delle stesure, dove si condensa una nebbia distante d’indistinto. È la perfezione possibile, quella di una cadenza che regoli in armonia l’incongruità delle realtà indipendenti e diverse, quella di impeti vitali che diano la direzione al movimento sregolato delle sensazioni, quella di un equilibrio mutevole su cui la materia grezza della vita modelli di volta in volta la propria tenace esistenza.”

Francesco Giulio Farachi

 

“Le composizioni fra il segnico, il materico e il modulare di Antonella Catini sono caratterizzate dal rigore compositivo dell’immagine e da una tensione espressiva rattenuta, che traspare tuttavia nell’accensione cromatica, a volte quasi debordante dai margini in cui la costringe l’intima natura geometrizzante dell’artista. Un vincolo progettuale sottintende alle sperimentazioni, esplicantesi attraverso variazioni del gesto, della tessitura e dell’accostamento timbrico.”

Stefano Iatosti

 
«InizioPrec.123456Succ.Fine»

Pagina 3 di 6