Critica



“Antonella Catini ci consegna un lavoro dove il sistema d’uso del colore, nella presenza di una sua struttura, sempre “striata”, apre uno squarcio entro la sua stessa risonanza emotiva. E non è solo astrazione la sensazione cui le sue pitture rimandano, ma la concreta esperienza cognitiva e corporea che incide le diverse densità della materia per “cavare” parzialità totalizzanti. La forma diviene perciò il legame tra essere ed esperienza e l’arte può ancora conservare l’unità tensiva del dionisiaco e dell’apollineo. La sua scorza esterna porta piacere, approvazione, la fa accogliere alla percezione, contemporaneamente al velato interno di contenuti forti, pulsioni, angosce, fantasie e drammi talvolta difficili da accettare. L’artista può mostrare il suo delirio se riesce ad offrire quel «piacere preliminare» o «premio di seduzione» di cui parla Freud. Nel mostrarlo nasconde le sue logiche o regole ma prima o poi lascia che si presentino. Quest’arte, centrata non più sull’opera ma sull’esperienza, induce il progetto (naturalmente anche quello architettonico) a divenire sede di nuove problematicità, ma soprattutto di convivenza tra le molteplici e contrapposte forme della realtà: immaterialità, flessibilità, reversibilità, sovrapponibilità, dissolvenza… sono già caratteri che hanno costruito i nuovi “codici di senso” per aiutarci a veicolare le nuove “qualità del presente”.”

Orazio Carpenzano

 

“Antonella Catini progetta le sue opere ad olio su tela, con spatola impregnata di colore denso e spesso scalpito o segnato da rilievi più grumosi. E’ un gioco raffinatissimo, uno studio equilibrato, un’architettura costruita dai colori e dai segni, è la sintesi dell’astratto e dell’informale che passa a lievi forme appena accennate.(….) Il vigore del colore e la forza della materia ricordano Burri.”

Anna Maria Masieri

 

“Pittura di colori, magistralmente usati non come “strumenti per”, ma come “individui che”: da qui l’originalità delle sue composizioni dove il colore, senza mai cadere nel colorismo, assume la funzione non soltanto di composizione di cose ma di indicatore di spazio.(….) Quindi il possesso di una tecnica non da tutti e una “lettura” del reale non per tutti perché la pittura della Catini assume antologicamente il valore che l’arte dovrebbe sempre essere: un’interpretazione del reale visto attraverso se stessi.”

Aimone Filiberto Milli

 

“La metodologia di Antonella Catini si basa su una struttura compositiva chiara e su precise matrici morfologiche, connessioni-sconnessioni sintattiche, virtualità percettive e geometriche nascoste. Il processo consente di valorizzare le differenze tra le parti, contemporaneamente di interpretare ciascuna figura , studiata nella propria fase formativa e di aggregazione come facente parte di un sistema di luoghi e, quindi, di far emergere un nuovo principio di identità. Un linguaggio efficace sia per la valenza espressiva sia per la “qualità” dell’esecuzione (….): L’opera ha un carattere spontaneo, in cui si esalta l’effetto “non finito”, un working-progress instabile, sempre suscettibile di nuove metamorfosi.”

Massimo Locci

 
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