Critica



“Antonella Catini in punta di piedi sceglie di tenersi in disparte ad osservare le emozioni che i suoi lavori trasmettono. Esterna sì, ma comunque presente, sottesa, vibrante, perché tra le gettate violente di colore, tra le graffianti spatolate che segnano solchi, tra la materia densa e corposa, sotto a tutte quelle sovrapposizioni e tra tutti quei strati di pigmento, in ogni colore, luce, tono, ma anche in ogni trama e fibra, ritroviamo lei. Nell’affermazione del nuovo “io” l’artista nega il suo passato perché è proprio da quell’annichilimento che con maggior vigore afferma il suo rinnovato presente. Antonella custodisce il ricordo del suo trascorso, i gusti e le aspirazioni passate fanno parte di lei e giustificano la risultante, ma serve celarli, coprirli, tenerli in qualche modo segreti, per pudore della propria storia, ma anche per non condizionare la nuova visione che lei offre di sé. La sua pittura è l’espressione più diretta delle sue contraddizioni. Impeto, passione, carnalità, istinto, questa è l’artista di fronte alla sua tela bianca. Mai calcolo del risultato, mai progetto finito. Ogni lavoro, riguardato, riscoperto, rianalizzato, ci accorgiamo essere stato sapientemente orchestrato, l’equilibrio a cui sembra essere approdato stravolge il primo impatto e tranquillizza il nostro nuovo approccio. Ciò che vediamo nelle sue opere è ciò che noi su di essi proiettiamo. È dunque la proiezione di porzioni di memoria che ci porta a scorgere un paesaggio, un’architettura o una figura.”

Nori Zandomenego

 
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