Critica



“L’impatto visivo ed emotivo è il dato che immediatamente connota le tele dell’artista. Un impatto che tuttavia non aggredisce, ma cattura l’attenzione. Tutto è misurato, bilanciato. Non c’è caos, ma una tensione all’ordine, alla regola. (….) In quelle stratificazioni della materia, in quelle sovrapposizioni di tasselli nella continua ricerca di assonanze e dissonanze cromatiche, si sedimentano i contenuti inespressi della propria psiche, restituiti attraverso la decantazione degli eventi esterni. La realtà, lo spazio urbano, l’ambiente visivo ed emozionale del quotidiano, la rete delle relazioni sono suggeriti dal tessuto dell’opera, ma senza invadere i luoghi interni. Al contrario, è la propria soggettività ad offrire la chiave di lettura, a filtrare i sedimenti portando alla coscienza la molteplicità del senso dell’esperienza.”

Ida Mitrano

 

Nelle tele di Antonella Catini si percepiscono le luci delle città nottambule e frenetiche h24, la densità dell’aria irrespirabile e l’opacità del cielo, che è l’immagine ovunque della globalizzazione, ma anche la diffusione del costruito, che annulla la distinzione romantica tra città e campagna e la dicotomia tra naturale ed artificiale, tra mondo organico e mondo meccanico.

Dunque sono proprio la luce, i colori e l’atmosfera, che si rivelano diversi in ogni tela, a rendere reali e vissuti i paesaggi della Catini: è come se gli agglomerati urbani di un mondo sempre più uguale, che afferiscono ad un unico modello di sviluppo, che prescinde dal genius loci e dal carattere estetico e che alimenta la narrazione di tanta mitologia contemporanea, diventassero riconoscibili e trovassero identità grazie alla luce.

La differenziazione degli spettri cromatici dona un frammento di identità a ciascuno di quei non luoghi che Marc Augé racconta e che le pennellate della Catini con decisione rappresentano. E l’artista non li rappresenta in modo realistico, ma attraverso un’interpretazione soggettiva, che richiama immagini mnemoniche e sintetiche di tutte quelle cementificazioni anonime e scomposte che continuano ad essere realizzate, con un processo progettuale generico ed indifferente, ai margini del caos metropolitano.

Cristina Mazzantini

 

“E’ difficile dipanare i fili emotivi che partono dalle tele di Antonella Catini: è come scoprire una molteplicità di strati di senso che alludono a tracce di percorsi, non ancora del tutto rielaborati intimamente. In queste due parole strato e senso possiamo racchiudere il percorso creativo di Antonella: è nella stratificazione della materia, così densa, spessa e grumosa, è nella pennellata forte e decisa, è nel gesto che stende questa pennellata, che noi intravediamo un senso primordiale, un ricordo ancestrale di qualcosa di indefinito che sembra precedere la maturità, e forse anche una sensualità nell’abbandonarsi al colore.(…) Sembrano le sue opere rispondere ad un’urgenza interiore, immediata, istintiva, attraverso la quale l’artista fa emergere un senso di transitorietà dell’esistenza.”

Tiziana Musi

 

“Antonella Catini sceglie il mezzo infornale per lavorare sul colore e sul significato che esso assume nel momento stesso in cui viene utilizzato. La materia pittorica corposa e densa serve a comporre forme e segni, grazie al continuo processo di sovrapposizioni e sconnessioni. La superficie della tela consente continue sperimentazioni volte ad individuare dimensioni diverse dalla presente, quasi appartenessero al mondo interiore, caratterizzate da spazi, oggetti e luoghi, in cui i pieni e i vuoti, il dentro e il fuori, si misurano e si rimandano reciprocamente. Attraverso un gioco di frammentazioni, di sovrapposizioni di forme e colori, Antonella Catini ci parla del continuo evolvere dei pensieri e delle esperienze umane. La non figurazione è il mezzo che Antonella Catini sceglie per meglio rendere gli aspetti di interiorità, per descrivere agevolmente, senza tante distrazioni, l'aggrovigliarsi dei concetti, dei pensieri. Tuttavia non c'è un distacco completo dalla realtà; la forza degli accenti cromatici e l'incisività del segno acquistano spesso una parvenza figurativa che innescano nello spettatore un senso di inspiegabile attrazione e di dejà vu.”

Sara Paradisi

 
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